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09/12/16

Area C e misure anti smog: usura freni e gomme inquinano più delle emissioni

A fine anno scadranno le deroghe per l’ingresso in Area C di alcuni tipi di veicoli finora esentati: a partire da Febbraio 2017 anche i veicoli a Gpl e a Metano dovranno pagare il ticket.
Alle critiche ricevute da alcune associazioni di categoria, e di consumatori il Comune ha risposto «La nostra è una guerra al traffico prima che allo smog e ormai le vetture a gpl e metano inquinano tanto quanto i benzina Euro 6».
A dar ragione a Palazzo Marino sono le recenti ricerche scientifiche svolte congiuntamente da Arpa Lombardia e dal Politecnico di Milano che evidenziano come le emissioni complessive di polveri sottili si sono livellate a 26-27 milligrammi a chilometro di Pm10 (e 14-15 di Pm2,5), grazie allo sviluppo tecnologico dei nuovi motori diesel e benzina ma anche perché provocate in gran parte dall’usura di freni e gomme. 
Stefano Cernuschi, professore di Ingegneria Ambientale al Politecnico spiega che “La percezione comune tende a identificare i veicoli a gas come vetture ecologiche che inquinano meno delle altre vetture. Ma se osserviamo i dati, le emissioni ormai sono quasi identiche. I veicoli a gas restano più ecologici sul fronte delle emissioni di CO2 e rispetto ai fenomeni di cambiamento climatico, ma sull'inquinamento da traffico non ci sono praticamente più differenze”. 


Arpa Lombardia osserva il miglioramento della qualità dell’aria registrato da 15 anni a questa parte nella nostra regione, frutto del concorso di tutte le azioni e provvedimenti adottati dalle amministrazioni e dell’ammodernamento di mezzi e tecnologie di veicoli e caldaie. Se fino qualche anno fa vivevamo quasi 6 mesi in condizioni di superamento dei 35 giorni concessi dalla normativa europea, questo dato sta decisamente migliorando, tant’è vero che è la prima volta che entriamo nella fase più critica dell’anno, quella che coincide con l’accensione dei riscaldamenti (15 ottobre-15 aprile), senza ancora aver superato il 35° giorno. La tecnologia e la scienza ci fanno fare passi avanti, ma l’evoluzione sarà quella di “ammodernare” il dibattito focalizzando l’attenzione sul contributo dell’usura di pneumatici e freni nella produzione delle polveri sottili: se, infatti, il tubo di scappamento di tutti gli autoveicoli circolanti incide per il 43%, essa influisce per il 57%.

Le pastiglie dei freni sono composte da polvere di Rame e dal tossico Antimonio, e proprio questi metalli sono i maggiori imputati delle polveri sottili tanto che gli stati americani della California e di Washington hanno già legiferato approvando misure per ridurre ed infine eliminare il rame nei materiali d’attrito (entro il 2021 il contenuto di rame sarà < 5%, ed entro il 2025 sarà <0,5%), mentre l’Unione europea sta finanziando diversi progetti innovativi per sostituire le resine fenoliche delle pastiglie dei freni con materiali a base cementizia. Tutti i principali produttori del settore hanno già immesso sul mercato pastiglie ecologiche prive di rame.

Una buona notizia se si pensa che fino ai primi anni 80, le pastiglie dei freni erano composte essenzialmente di asbesto, ovvero amianto, e anche a quei tempi la messa al bando fu fortemente osteggiata dai potenti produttori.

Lino Mariani

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13/04/15

Sacchetto di plastica: disastro ambientale o risorsa?

I sacchetti di plastica ci accompagnano nella vita quotidiana da più di un secolo,  ma lo smaltimento illecito produce effetti sull'ambiente davvero devastanti. Infatti i classici sacchetti di plastica sono costituiti da Polietilene di origine petrolifera, praticamente indistruttibili, perché a differenza della bioplastica (poliestere ottenuto da carbone non fossile), non esiste in natura microorganismo capace di degradarne la struttura chimica. Si stima che ogni anno circolino nel mondo un trilione di sacchetti di plastica di cui 100 miliardi di sacchetti utilizzati in Europa e 20 miliardi solo in Italia.
Abbandonato come rifiuto, un sacchetto di plastica tende a rimanere al suolo per un lungo periodo di tempo, fino a quando vento ed intemperie lo riducono in brandelli spargendolo in tutta la zona; successivamente i brandelli vengono trasportati attraverso i tombini e spesso finiscono nei canali navigabili. Ogni borsa che finisce nei boschi o nelle aree naturali minaccia la progressione naturale della fauna selvatica come possibile causa di morte per soffocamento involontaria di animali, ed al contempo inibendo il naturale trasporto dei nutrienti al suolo e la catena trofica dell’ecosistema floreale.

Senza l'equilibrio delle fonti di cibo un ecosistema si prosciuga tendendo alla desertificazione e al drastico ridimensionamento delle popolazioni animali. Con un aumento dell'uso sacchetto di plastica non biodegradabile in tutto il mondo, gli eventuali effetti potrebbero essere letteralmente devastanti anche sulla popolazione umana.
Altrettanto devastante è il problema dei milioni di sacchetti di plastica che ogni anno finiscono nei mari e negli oceani. Estremamente pericolosi per la vita del mare, in particolare per i mammiferi, infatti qualsiasi mammifero in cerca di cibo può facilmente confondere le dimensioni, la forma e la consistenza del sacchetto di plastica per un pasto e trovare la morte per soffocamento. I piccoli cetacei come Focene, Stenelle e Delfini comuni sono le vittime più rilevate perché mangiano ortiche di mare e meduse, difficilmente distinguibili dal sacchetto di plastica; se sopravvivono con la deglutizione del sacchetto, è improbabile che siano in grado di proseguire con la normale digestione e quindi alla fine tendono a morire di una morte lenta e dolorosa, per tossicità o blocco intestinale. I cetacei sono al vertice della catena trofica marina e scientificamente, come una specie comincia a scomparire ad un ritmo anormale, ogni altro organismo vivente marino ne viene influenzato negativamente.

L'Italia è all'avanguardia in Europa nella messa al bando dei sacchetti di plastica e nella produzione di bioplastiche, infatti con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione (n. 116/2014) del Decreto Legge Competitività (n. 91/2014), è stato completato l'iter della normativa italiana sulla commercializzazione degli shopper monouso non biodegradabili e compostabili; in particolare l’art. 11/comma 2-bis vieta la commercializzazione (anche a titolo gratuito), di sacchetti per la spesa in plastica ad eccezione di quelli monouso biodegradabili e compostabili secondo la norma UNI EN 13432:2002 e di quelli riutilizzabili secondo precisi requisiti di spessore, con sanzioni da 2.500 a 25.000 euro, aumentata fino a 100 mila euro se la violazione riguarda quantità ingenti di sacchetti.

Lino Mariani

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15/12/14

Zona 30, amica dell'ambiente e della sicurezza

La promozione della sicurezza stradale e la riduzione dell’incidentalità richiedono corrette azioni di mobilità sostenibile, in particolare si evidenziano l’utilità  delle zone 30 e delle altre tecniche di moderazione del traffico quali  piste ciclabili, isole pedonali e Ztl, che riducono gli incidenti, favoriscono la mobilità a piedi ed in bicicletta delle persone di tutte le età e concorrono a favorire stili di vita attivi, minor costi sanitari e maggior salubrità ambientale.        
Favorire la mobilità sostenibile permette non solo di ridurre gli incidenti stradali ma anche, diminuire le malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare generate dalle polveri sottili, disincentivare la sedentarietà soprattutto di bambini e anziani, ed infine diminuire lo stress generato dal comportamento nel traffico; lo stesso Parlamento europeo, con la “Risoluzione sulla sicurezza stradale europea per il 2011-2020 (2010/2235(INI))” del 27/09/2011, al punto 54 tra le azioni primarie “raccomanda vivamente alle autorità competenti di introdurre una velocità massima di 30 km/h per le zone residenziali e per tutte le strade urbane a una sola corsia che non dispongono di pista ciclabile separata, al fine di proteggere meglio gli utenti vulnerabili della strada”.
Una Zona 30 è un’area della rete stradale urbana dove il limite di velocità è di 30 km/h invece dei consueti 50 previsti dal Codice della strada. L’estensione della zona va da un gruppo limitato di strade segnalate dall’apposito cartello di inizio e fine, ad ampie porzioni di aree urbane, fino all’intera città di Graz in Austria e in numerose altre città europee.
Germania ed Olanda sono stati i primi paesi ad introdurre nel 1980 la Zona 30 nelle proprie normative nazionali, seguiti nel 1989 dalla Svizzera, nel 1990 dalla Francia, e nel 1992 dalla Gran Bretagna. In Italia le zone 30 compaiono a livello normativo nel 1995, nelle Direttive per la redazione dei PUT (Piani Urbani del Traffico), e nel 1996 con la revisione del Regolamento di Attuazione del Codice della Strada è stato introdotto il segnale stradale specifico (zone a limitazione di velocità).

La Germania è all’avanguardia nel campo disponendo di oltre 17.000 Zone 30, ed è il paese nel quale dal 70 al 90% della popolazione delle grandi città abita in Zone 30.
Indubbiamente la Zona 30 comporta un aumento della sicurezza stradale perché oltre alla riduzione della velocità sono contestualmente realizzati interventi strutturali, come rallentatori ottici e/o acustici, dossi, rialzi agli incroci, cuscini berlinesi, rotatorie e isole spartitraffico. Riducendo la velocità veicolare dai 50 ai 30 km/h, si ha una diminuzione di oltre la metà dello spazio di arresto ed un aumento del raggio del cono visivo del conducente del veicolo. Le statistiche che si riferiscono a Zone 30 attive informano che il numero di incidenti tra veicoli, tra auto e biciclette e con i pedoni si sono ridotti del 40%, il numero dei feriti del 70% e questi ultimi hanno comunque riscontrato lesioni meno gravi. A Londra, tra il 1986 e il 2006, nelle Zone 20 (20 miglia orarie sono circa 32 km/h) si è registrata una diminuzione del 42% del numero totale di incidenti e del 46% di quelli che hanno provocato morti o feriti gravi. Giova rilevare che un pedone investito da un veicolo che viaggia ad una velocità di 50 km/h ha solo il 30% di probabilità di sopravvivere, mentre se l’impatto avviene ad una velocità di 30 km/h, le probabilità salgono al 90%. 
I vantaggi dell’istituzione di una Zona 30 comprendono anche la riduzione dei consumi e delle emissioni inquinanti: attraverso la diminuzione del numero di fasi di accelerazione e frenata, si riscontra una riduzione del consumo di carburante e delle emissioni di sostanze inquinanti, quali ossidi di carbonio, ossidi di azoto, polveri sottili, Pm 10. A Buxtehude, nell’area metropolitana di Amburgo, una ricerca specifica ha misurato i cambiamenti prima e dopo l’introduzione estesa delle zone 30, rilevando una diminuzione degli Ossidi di Azoto del 30% (NOx responsabili delle piogge acide e smog estivo), un calo del 20% del letale Monossido di Carbonio (CO), ed una diminuzione del 10% dei cancerogeni Idrocarburi. Nel 2012 anche il Politecnico di Madrid ha pubblicato una ricerca specifica sulle Zone 30, verificando uguali valori inferiori di emissioni inquinanti, ed una riduzione del consumo di carburante del 15%.
Inoltre si è notata una diminuzione dell’inquinamento acustico dovuto alla ridotta velocità del traffico, e la contemporanea presenza di barriere fonoassorbenti naturali come siepi e alberi, contribuisce ulteriormente a ridurre il rumore, con indubbi vantaggi paesaggistici.  

Lino Mariani

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14/11/14

Impatto ambientale dei rifiuti abbandonati

Si definisce “rifiuto”, per  la legislazione italiana ed europea , qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi, o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi (compreso nelle categorie riportate nell'Allegato A alla Parte Quarta del D.Lgs. 152/06). Comunemente chiamiamo rifiuti i materiali e gli oggetti che nella vita di tutti i giorni eliminiamo come ad esempio i rifiuti domestici,  i vecchi giornali, gli imballaggi degli oggetti che acquistiamo, la plastica, le bottiglie e tutti i contenitori “usa e getta” degli alimenti, i rifiuti vegetali  del giardino e delle piante o gli scarti di cucina. Ma i rifiuti vengono prodotti in tutti i luoghi di vita e di lavoro, nelle attività industriali, commerciali, edili, sanitarie, artigianali, e specificatamente classificati dal D.Lgs. 152/06 secondo l’origine in rifiuti urbani e speciali, e secondo le caratteristiche peculiari in rifiuti pericolosi o non pericolosi. Lo stesso decreto disciplina la raccolta differenziata dei rifiuti, delegandone la gestione della separazione delle categorie merceologiche omogenee ai comuni o altri enti preposti, al fine di riciclare i materiali prodotti e garantire il corretto trattamento delle frazioni non recuperabili destinate ai termovalorizzatori o in discarica.
Tuttavia, spesso si verifica l’abbandono intenzionale nell’ambiente di rifiuti dovuto all’incuria e alla maleducazione del singolo (la lattina o i mozziconi di sigarette gettati a terra), oppure a veri atti criminali quando ad essere abbandonati nell’ambiente sono prodotti altamente tossici provenienti dalle attività industriali.

L’impatto ambientale provocato dai rifiuti può interessare il suolo, l’acqua e l’aria e le inevitabili conseguenze della pratica dell’abbandono dei rifiuti sono il gas e la produzione di percolato derivante da processi biologici e fisico-chimici: nel caso dei rifiuti biodegradabili, il percolato risultante inquina il suolo e le falde acquifere, diminuisce il potenziale di ossido-riduzione aumentando la mobilità dei metalli tossici,  mentre le emissioni di gas comprendono prodotti pericolosi come il toluene e il cloruro di metilene, o altamente infiammabili come il metano. I rifiuti solidi come le materie plastiche hanno lunghissimi tempi di decomposizione ma in caso di incendi o piccole esplosioni, rilasciano immediatamente nell’aria i famigerati POPs (Inquinanti organici persistenti), tra cui le diossine e l’esaclorobenzene; i POPs, a causa della loro elevata lipoaffinità, generano bioaccumulo negli organismi e ne sono stati rilevati residui in pesci, animali selvatici, e nei tessuti, nel latte e nel sangue umani, oltre che in campioni alimentari.
Talvolta si riscontrano nelle discariche a cielo aperto, rifiuti pericolosi come i medicinali scaduti, le pile e le batterie scariche, i contenitori di sostanze tossiche o infiammabili, gli oli minerali esausti. Giova precisare che un solo grammo di mercurio (contenuto nelle pile e nei termometri) è sufficiente per inquinare mille litri d’acqua, mentre lo zinco contenuto in una sola pila può rendere non potabili addirittura 30.000 litri d’acqua.
Praticare correttamente la raccolta differenziata non significa solo adempiere ad un dovere civico ma dimostra che la salvaguardia dell’ecosistema porta benefici sanitari a noi stessi, oltre ad incentivare  importanti fattori socio-economici come la riduzione di consumo delle materie prime e dell’energia usata per produrle, riduzione dei costi di produzione, aumento di posti di lavoro nel settore, e non ultimo la tutela paesaggistica.


Lino Mariani

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27/09/14

Il discorso di Leonardo Di Caprio all'ONU.

Il discorso di Leonardo Di Caprio, designato messaggero di pace ONU per il cambiamento climatico, dal segretario generale Ban Ki Moon.



Grazie, Signor Segretario Generale. Eccellenze vostre, signore e signori, e ospiti illustri.
Sono onorato di essere qui oggi, mi rivolgo a voi non da esperto, ma come un cittadino portatore di interesse, una delle 400.000 persone che hanno marciato per le strade di New York domenica, e miliardi di altri in tutto il mondo che vogliono risolvere la crisi climatica.

Come attore "fingo" per vivere. Gioco ad essere personaggi fittizi. Spesso a risolvere problemi fittizi. Credo che l'umanità abbia trattato i cambiamenti climatici nello stesso modo: come se fosse una finzione, succede a qualche altro pianeta, come se fingendo che cambiamenti climatici non fossero veri, in qualche modo se ne vadano. Sappiamo che non e' così. Ogni settimana, vediamo nuovi e innegabili eventi nel clima: la prova che i cambiamenti climatici accelerano, è qui, ora.

Sappiamo che le siccità si stanno intensificando, che i nostri oceani si stanno riscaldando e acidificandosi, con colonne di metano che salgono da sotto il fondo dell'oceano. Stiamo assistendo ad eventi estremi meteorologici, temperature elevate, le calotte dell'Antartide e della Groenlandia si sciolgono a ritmi senza precedenti, con decenni di anticipo rispetto alle previsioni scientifiche. Niente di tutto questo è retorica, niente e' isteria. Sono fatti. La comunità scientifica lo sa, l'industria e i governi lo sanno, anche il corpo miliare degli Stati Uniti lo sa. Il capo del Comando della Marina del Pacifico degli Stati Uniti, l'ammiraglio Samuel Locklear, ha recentemente affermato che i cambiamenti climatici sono la nostra unica, principale minaccia per la sicurezza.

Cari amici, questo gruppo - forse più di ogni altro incontro nella storia umana - deve ora affrontare un compito difficile. Si può fare la storia qui ... o sara' la storia a condannarvi.
Occorre ssere chiari: qui non si tratta solo di dire alla gente di cambiare le lampadine o comprare una macchina ibrida. Questo disastro è cresciuto oltre le scelte che ciascun individuo possa fare. Si tratta delle nostre industrie e dei governi di tutto il mondo che devono prendere azioni decisive, su larga scala. Io non sono uno scienziato, ma non ho bisogno di esserlo. Perche' la comunità scientifica mondiale ha parlato, e ci hanno dato la prognosi: se non agiamo insieme, periremo.
Adesso è il nostro momento di agire. Abbiamo bisogno di mettere un costo sulle emissioni di carbone, ed eliminare i sussidi governativi per il carbone, il gas, e le compagnie petrolifere. Dobbiamo porre fine alla corsa libera di inquinatori e industriali che hanno potuto fare di tutto in nome di una libera economia di mercato. Non meritano i nostri soldi delle tasse, meritano la nostra vigilanza. Perche' l'economia stessa morira' se muore il nostro eco-sistema.

La buona notizia sta nel fatto che l'energia rinnovabile non solo e' una politica economica realizzabile ma buona. Le nuova ricerche mostrano che nel 2050 l'energia pulita e rinnovabile potrebbe fornire il 100% del fabbisogno energetico del mondo, con tecnologie esistenti, creando milioni di posti di lavoro. Questo non è un dibattito di parte, è un dibattito umano. L'aria pulita, l'acqua, un clima vivibile sono diritti umani inalienabili. E risolvere questa crisi non è una questione di politica. E ' il nostro obbligo morale - anche se, certamente, difficile.

Abbiamo solo un pianeta. L'umanità deve diventare responsabile su larga scala per la distruzione della nostra casa collettiva. Proteggere il nostro futuro su questo pianeta dipende dall'evoluzione cosciente della nostra specie. Questo è il più urgente dei tempi, e il più urgente dei messaggi. Onorevoli delegati, i leader del mondo, io fingo per vivere. Ma voi no. I cittadini hanno fatto sentire la loro voce domenica scorsa in tutto il mondo e l'impeto non si fermerà. E ora è il vostro turno, il tempo per rispondere alla grande sfida della nostra esistenza su questo pianeta è adesso. Vi prego di affrontare il problema con coraggio ed onestà.
Grazie.

28/07/11

Rapporto ISTAT 2010

Tramonto in Autostrada by aidan idros
Tramonto in Autostrada, a photo by aidan idros on Flickr.


















Buone notizie dall' ISTAT sugli Indicatori Ambientali Urbani per l'anno 2010, soprattutto per la diminuzione dell'inquinamento atmosferico, infatti la media dei giorni (44,6), in cui si è registrato il superamento del valore limite per la protezione della salute umana dal PM10 è diminuita rispetto al 2009 (54,1 giorni). 
Altri dati favorevolmente interessanti riguardano:
- l'aumento della raccolta differenziata dei rifiuti su tutto il territorio nazionale (pari al 31,7 % con un aumento di 1,4 punti percentuali);
- la riduzione del consumo di acqua per uso domestico pari a 66,7 m3 per abitante (in diminuzione dell’1,9%);
- l'aumento dei passeggeri trasportati sui mezzi pubblici dei comuni capoluogo di provincia (228,6 viaggiatori per abitante con un aumento dello 0,6% rispetto al 2009);
e soprattutto aumenta in maniera considerevole l’utilizzo di pannelli fotovoltaici installati su edifici comunali: la potenza media, arrivata nel 2010 a 1,1 kW ogni 1000 abitanti, ha registrato un incremento del 114,9% sul 2009.  
Infine i dati negativi: un aumento del 4,7% dei consumi pro capite di gas per uso domestico e riscaldamento, rispetto all’anno precedente.

14/03/11

Calcio Magnesio Acetato - La colla che abbatte lo smog.





Il Calcio Magnesio Acetato (CMA), é una valida alternativa al sale della strada, in quanto approssimativamente corrosivo quanto le acque di rubinetto normali, é un  inibitore eccellente per la corrosione del cloruro, biodegrada ad Anidride Carbonica e ad acqua, ha livelli di bassa tossicità ed è sicuro per l'ambiente, l'uso non richiede i guanti protettivi e non nuoce alla pelle, ed infine si può mischiare con sale, con  sabbia o usare direttamente come liquido antigelo.
A Brunico, nell'ambito di un progetto finanziato con i fondi europei, si sperimenta ormai da un paio di inverni come "collante" per le polveri sottili; sparsa sull'asfalto delle vie cittadine da un veicolo, questa sostanza è in grado di imprigionare il particolato e le poveri sottili alzate dal traffico veicolare, diminuendo del 20%-30% questo particolare tipo di inquinamento.
Oltre Brunico, Linz e Klagenfurt, il CMA ha suscitato l'interesse del Sindaco di Londra che ha deciso di stanziare 350.000 sterline per il progetto.
A quando Milano e le altre città italiane (molto più inquinate di Londra), si interesseranno alla salute dei cittadini?

Lino Mariani

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16/11/10

Lo sapevi che...

Lo sapevi che per fare un hamburger si sprecano 9.500 Litri di acqua?
Lo sapevi che in 200 telefoni cellulari trovi tanto oro quanto basta a farti un bel anello?
Questo ed altro lo trovi sul sito americano Inform, un sito no-profit che produce piccoli filmati, destinati ad educare il pubblico sugli effetti che le attività umane causano alla salute e all'ambiente.
Come questo:

01/07/10

Marea nera nel Mar Rosso

Dolphins - A spasso con i Delfini
Photo by greenmarlin


Un'altra marea nera sta devastando l'ecosistema a Hurgada, nota località turistica del Mar Rosso. Una piattaforma petrolifera statale rilascia petrolio in mare per cause ancora sconosciute, e pare abbia provocato la morte di centinaia di pesci e Delfini, come riporta il sito Peace Reporter

18/02/10

Impatto Ambientale dei Veicoli Abbandonati


 Porsche 924

E’ opinione comune che il crescente degrado delle risorse ambientali, causato dalla permanente crescita delle produzioni e dei consumi, può minacciare le condizioni essenziali per uno sviluppo sostenibile; la promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell'ambiente e l'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali è l’obiettivo primario degli enti statali competenti per territorio, stabilito dal Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale", che ha come principio basilare la garanzia di un elevato livello di protezione dell'ambiente.
Lo sviluppo sostenibile si esprime inoltre nel rispetto di un sistema di regole condiviso che orienta l’individuo verso comportamenti critici e razionali su molti aspetti del quotidiano, ma necessita prima di tutto di una presa di coscienza del cittadino, il quale deve orientare il proprio vivere quotidiano verso comportamenti sostenibili nel tempo e fortemente orientati al rispetto delle regole.
I veicoli ed i mezzi di trasporto sono direttamente coinvolti in questa domanda di sviluppo ambientale sostenibile, perché offrono benefici economici a utenti e imprese, ma comportano spesso costi latenti da inquinamento, ricadenti sulla collettività e sulle generazioni future.
Purtroppo, sempre più mezzi di trasporto sono abbandonati sulla pubblica via dai legittimi proprietari, producendo disagi e danni permanenti per la vita di una città, ma la particolare natura dei mezzi di trasporto rispetto ad altri oggetti considerati rifiuti, impone all’operatore di Polizia Locale l’effettiva dimostrazione oggettiva della volontà del proprietario di disfarsi del bene in questione.
I codici CER (Catalogo europeo dei rifiuti) in vigore dall’1.1.2002, stabiliscono che un veicolo a fine vita è composto di rifiuti pericolosi e non (CER 16 01).
I rifiuti pericolosi sono rispettivamente:
• Oli per circuiti idraulici, per motori, ingranaggi e lubrificazioni;
• Liquidi per freni;
• Acque oleose prodotte dalla separazione olio/acqua;
• Filtri dell’olio;
• Liquidi antigelo contenenti sostanze pericolose;
• Pneumatici fuori uso;
• Componenti contenenti mercurio;
• Componenti contenenti PCB (policlorobifenili);
• Componenti esplosive (es. Air Bag);
• Pastiglie per freni;
• Batterie al piombo;
• Altri componenti pericolosi.
Per la maggior parte dei rifiuti pericolosi sopraelencati è stato provato scientificamente il processo fisiologico cancerogenetico.
I rifiuti non pericolosi si suddividono in:
• Catalizzatori esausti contenenti oro, argento, palladio, iridio, platino;
• Serbatoi per gas liquidi;
• Metalli ferrosi;
• Metalli non ferrosi;
• Plastica;
• Vetro.
Se al termine del ciclo vitale del veicolo, la maggior parte dei materiali di cui é composta, in particolare acciaio e alluminio, sono riciclati e utilizzati per la creazione di nuovi materiali di produzione (come stabilito dalla normativa vigente), l’Impatto Ambientale del veicolo si riduce drasticamente; al contrario il veicolo abbandonato trasformato in rifiuto causa gravi alterazioni ecologiche gravanti sulla collettività.
Lo smaltimento dei pneumatici, degli oli e delle batterie, comporta il loro recupero, riciclo o rigenerazione che si presenta estremamente difficile ed oneroso economicamente, ma che, grazie a questi processi benefici, consente inoltre di calcolare l’Impatto Ambientale, utilizzando come base la differenza tra l’utilizzo in produzione di materie prime nuove e l’utilizzo di materiali riciclati; infine, stimando e sommando i costi latenti presunti, dati dall’inquinamento ambientale (in particolare i costi sanitari), si evidenzia la improcrastinabile necessità di recuperare e rendere ecologicamente non dannosi i mezzi di trasporto oggetto di abbandono.

Lino Mariani

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