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28/11/15

Crimini ambientali, un pericolo per la sicurezza internazionale

L’attività specialistica e quotidiana svolta sul territorio milanese dal personale di Polizia Locale di Milano del S.I.O. (Servizio Informativo Operativo) Ambiente, ed in particolare le informazioni riguardanti le operazioni di rilievo attinenti le illegalità RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), hanno apportato un prezioso e qualificato contributo al progetto di un nuovo programma nell’ambito del contrasto ai reati ambientali avviato dall’UNICRI, l’Istituto Internazionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia. 

Tale progetto denominato CWIT (Contrasto al commercio illegale di rifiuti RAEE), coordinato dall’Interpol e finanziato dalla Commissione Europea, attraverso la raccolta di dati ed informazioni è finalizzato ad analizzare il coinvolgimento della criminalità organizzata nella distribuzione globale dei RAEE, l’entità  e le tipologie di crimini connessi, la stima del vero volume dei RAEE prodotti e gli importi impropriamente smaltiti, con l’intento di sviluppare una maggiore ed adeguata conoscenza delle destinazioni e degli itinerari utilizzati per trasportare illegalmente rifiuti.
L’ UNICRI considera la criminalità ambientale, compreso i suoi legami con altre forme di criminalità, un pericolo grave e crescente per lo sviluppo, la stabilità globale e la sicurezza internazionale.

I reati ambientali comprendono una vasta lista di attività illecite, dal commercio illecito di rifiuti pericolosi al commercio illegale di fauna selvatica, dal contrabbando di sostanze dannose per l'ozono (ODS), alla pesca illegale, non regolamentata e non dichiarata, e al disboscamento illegale e il commercio di legname. I crimini ambientali influenzano sempre di più la qualità dell'aria, dell'acqua e del suolo, minacciando la sopravvivenza delle specie e causando disastri incontrollabili.
Il coinvolgimento di gruppi criminali organizzati che operano attraverso le frontiere è uno dei tanti fattori che hanno favorito la notevole espansione dei reati ambientali negli ultimi anni. Grazie ai vasti profitti finanziari, il basso rischio di essere scoperti e le scarse percentuali di condanna, le reti criminali e gruppi criminali organizzati stanno diventando sempre più interessati a tali attività transnazionali illegali.
Questi fenomeni alimentano la corruzione e il riciclaggio di denaro sporco, e minano lo stato di diritto, che in ultima analisi colpisce il pubblico due volte: prima mettendo a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini, e in secondo luogo, deviando risorse economiche ed umane che altrimenti sarebbero assegnate a servizi diversi dalla criminalità.
Occorre inoltre considerare che il livello di organizzazione necessaria per questi crimini indica un collegamento con altri reati gravi, compreso il furto, la frode, la corruzione, la droga e la tratta di esseri umani, la contraffazione, le armi da fuoco il contrabbando e riciclaggio di denaro, molti dei quali sono stati comprovati da indagini. I reati ambientali rappresentano quindi oggi, una forma emergente della criminalità organizzata transnazionale che richiede più approfondita analisi e risposte meglio coordinate a livello nazionale e internazionale.

La Polizia Locale di Milano ed in particolare il personale in forza al S.I.O. Ambiente, hanno collaborato attivamente al progetto CWIT, producendo una dettagliata relazione confluita nel “Final summary report”, presentato ufficialmente alla conferenza finale svoltasi a Lione il 25/26 giugno scorso dal Direttore Generale della Commissione Europea Ambiente. 

La partecipazione al progetto CWIT 2015 dell’Unità Tutela Ambiente della Polizia Locale di Milano, ha consentito di far conoscere e apprezzare anche a livello internazionale le specifiche competenze e l’alta professionalità di tutti gli operatori sul fronte della lotta ai fenomeni criminali ambientali. Nel corso del 2013/2014 l’Unità Tutela Ambiente, solo relativamente ai rifiuti RAEE (Rifiuti Apparecchiature Elettriche Elettroniche), ha controllato 57 località del territorio milanese interessate al fenomeno, 81 le verifiche e 20 gli ausili tecnici, per un volume di 1600 mc di RAEE, oltre a 30 tonnellate di accumulatori al piombo esausti. Le indagini conseguenti hanno portato alla denuncia all’Autorità giudiziaria di 12 persone.

Lino Mariani

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13/04/15

Sacchetto di plastica: disastro ambientale o risorsa?

I sacchetti di plastica ci accompagnano nella vita quotidiana da più di un secolo,  ma lo smaltimento illecito produce effetti sull'ambiente davvero devastanti. Infatti i classici sacchetti di plastica sono costituiti da Polietilene di origine petrolifera, praticamente indistruttibili, perché a differenza della bioplastica (poliestere ottenuto da carbone non fossile), non esiste in natura microorganismo capace di degradarne la struttura chimica. Si stima che ogni anno circolino nel mondo un trilione di sacchetti di plastica di cui 100 miliardi di sacchetti utilizzati in Europa e 20 miliardi solo in Italia.
Abbandonato come rifiuto, un sacchetto di plastica tende a rimanere al suolo per un lungo periodo di tempo, fino a quando vento ed intemperie lo riducono in brandelli spargendolo in tutta la zona; successivamente i brandelli vengono trasportati attraverso i tombini e spesso finiscono nei canali navigabili. Ogni borsa che finisce nei boschi o nelle aree naturali minaccia la progressione naturale della fauna selvatica come possibile causa di morte per soffocamento involontaria di animali, ed al contempo inibendo il naturale trasporto dei nutrienti al suolo e la catena trofica dell’ecosistema floreale.

Senza l'equilibrio delle fonti di cibo un ecosistema si prosciuga tendendo alla desertificazione e al drastico ridimensionamento delle popolazioni animali. Con un aumento dell'uso sacchetto di plastica non biodegradabile in tutto il mondo, gli eventuali effetti potrebbero essere letteralmente devastanti anche sulla popolazione umana.
Altrettanto devastante è il problema dei milioni di sacchetti di plastica che ogni anno finiscono nei mari e negli oceani. Estremamente pericolosi per la vita del mare, in particolare per i mammiferi, infatti qualsiasi mammifero in cerca di cibo può facilmente confondere le dimensioni, la forma e la consistenza del sacchetto di plastica per un pasto e trovare la morte per soffocamento. I piccoli cetacei come Focene, Stenelle e Delfini comuni sono le vittime più rilevate perché mangiano ortiche di mare e meduse, difficilmente distinguibili dal sacchetto di plastica; se sopravvivono con la deglutizione del sacchetto, è improbabile che siano in grado di proseguire con la normale digestione e quindi alla fine tendono a morire di una morte lenta e dolorosa, per tossicità o blocco intestinale. I cetacei sono al vertice della catena trofica marina e scientificamente, come una specie comincia a scomparire ad un ritmo anormale, ogni altro organismo vivente marino ne viene influenzato negativamente.

L'Italia è all'avanguardia in Europa nella messa al bando dei sacchetti di plastica e nella produzione di bioplastiche, infatti con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione (n. 116/2014) del Decreto Legge Competitività (n. 91/2014), è stato completato l'iter della normativa italiana sulla commercializzazione degli shopper monouso non biodegradabili e compostabili; in particolare l’art. 11/comma 2-bis vieta la commercializzazione (anche a titolo gratuito), di sacchetti per la spesa in plastica ad eccezione di quelli monouso biodegradabili e compostabili secondo la norma UNI EN 13432:2002 e di quelli riutilizzabili secondo precisi requisiti di spessore, con sanzioni da 2.500 a 25.000 euro, aumentata fino a 100 mila euro se la violazione riguarda quantità ingenti di sacchetti.

Lino Mariani

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14/11/14

Impatto ambientale dei rifiuti abbandonati

Si definisce “rifiuto”, per  la legislazione italiana ed europea , qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi, o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi (compreso nelle categorie riportate nell'Allegato A alla Parte Quarta del D.Lgs. 152/06). Comunemente chiamiamo rifiuti i materiali e gli oggetti che nella vita di tutti i giorni eliminiamo come ad esempio i rifiuti domestici,  i vecchi giornali, gli imballaggi degli oggetti che acquistiamo, la plastica, le bottiglie e tutti i contenitori “usa e getta” degli alimenti, i rifiuti vegetali  del giardino e delle piante o gli scarti di cucina. Ma i rifiuti vengono prodotti in tutti i luoghi di vita e di lavoro, nelle attività industriali, commerciali, edili, sanitarie, artigianali, e specificatamente classificati dal D.Lgs. 152/06 secondo l’origine in rifiuti urbani e speciali, e secondo le caratteristiche peculiari in rifiuti pericolosi o non pericolosi. Lo stesso decreto disciplina la raccolta differenziata dei rifiuti, delegandone la gestione della separazione delle categorie merceologiche omogenee ai comuni o altri enti preposti, al fine di riciclare i materiali prodotti e garantire il corretto trattamento delle frazioni non recuperabili destinate ai termovalorizzatori o in discarica.
Tuttavia, spesso si verifica l’abbandono intenzionale nell’ambiente di rifiuti dovuto all’incuria e alla maleducazione del singolo (la lattina o i mozziconi di sigarette gettati a terra), oppure a veri atti criminali quando ad essere abbandonati nell’ambiente sono prodotti altamente tossici provenienti dalle attività industriali.

L’impatto ambientale provocato dai rifiuti può interessare il suolo, l’acqua e l’aria e le inevitabili conseguenze della pratica dell’abbandono dei rifiuti sono il gas e la produzione di percolato derivante da processi biologici e fisico-chimici: nel caso dei rifiuti biodegradabili, il percolato risultante inquina il suolo e le falde acquifere, diminuisce il potenziale di ossido-riduzione aumentando la mobilità dei metalli tossici,  mentre le emissioni di gas comprendono prodotti pericolosi come il toluene e il cloruro di metilene, o altamente infiammabili come il metano. I rifiuti solidi come le materie plastiche hanno lunghissimi tempi di decomposizione ma in caso di incendi o piccole esplosioni, rilasciano immediatamente nell’aria i famigerati POPs (Inquinanti organici persistenti), tra cui le diossine e l’esaclorobenzene; i POPs, a causa della loro elevata lipoaffinità, generano bioaccumulo negli organismi e ne sono stati rilevati residui in pesci, animali selvatici, e nei tessuti, nel latte e nel sangue umani, oltre che in campioni alimentari.
Talvolta si riscontrano nelle discariche a cielo aperto, rifiuti pericolosi come i medicinali scaduti, le pile e le batterie scariche, i contenitori di sostanze tossiche o infiammabili, gli oli minerali esausti. Giova precisare che un solo grammo di mercurio (contenuto nelle pile e nei termometri) è sufficiente per inquinare mille litri d’acqua, mentre lo zinco contenuto in una sola pila può rendere non potabili addirittura 30.000 litri d’acqua.
Praticare correttamente la raccolta differenziata non significa solo adempiere ad un dovere civico ma dimostra che la salvaguardia dell’ecosistema porta benefici sanitari a noi stessi, oltre ad incentivare  importanti fattori socio-economici come la riduzione di consumo delle materie prime e dell’energia usata per produrle, riduzione dei costi di produzione, aumento di posti di lavoro nel settore, e non ultimo la tutela paesaggistica.


Lino Mariani

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28/07/11

Rapporto ISTAT 2010

Tramonto in Autostrada by aidan idros
Tramonto in Autostrada, a photo by aidan idros on Flickr.


















Buone notizie dall' ISTAT sugli Indicatori Ambientali Urbani per l'anno 2010, soprattutto per la diminuzione dell'inquinamento atmosferico, infatti la media dei giorni (44,6), in cui si è registrato il superamento del valore limite per la protezione della salute umana dal PM10 è diminuita rispetto al 2009 (54,1 giorni). 
Altri dati favorevolmente interessanti riguardano:
- l'aumento della raccolta differenziata dei rifiuti su tutto il territorio nazionale (pari al 31,7 % con un aumento di 1,4 punti percentuali);
- la riduzione del consumo di acqua per uso domestico pari a 66,7 m3 per abitante (in diminuzione dell’1,9%);
- l'aumento dei passeggeri trasportati sui mezzi pubblici dei comuni capoluogo di provincia (228,6 viaggiatori per abitante con un aumento dello 0,6% rispetto al 2009);
e soprattutto aumenta in maniera considerevole l’utilizzo di pannelli fotovoltaici installati su edifici comunali: la potenza media, arrivata nel 2010 a 1,1 kW ogni 1000 abitanti, ha registrato un incremento del 114,9% sul 2009.  
Infine i dati negativi: un aumento del 4,7% dei consumi pro capite di gas per uso domestico e riscaldamento, rispetto all’anno precedente.

11/01/11

La macchina che trasforma la plastica in benzina.

Akinori Ito, l'inventore di questa macchina, sostiene che il processo non comporta l’emissione nell’atmosfera di anidride carbonica, il gas del’effetto serra, ma non dice quanta energia elettrica consuma e che non "funziona" per il PET (polietilene tereftalato) comunemente usato per le bottiglie di acqua e bibite.
Ma l'invenzione é molto interessante, soprattutto se si potesse utilizzare la plastica giacente nelle innumerevoli discariche italiane.




18/02/10

Impatto Ambientale dei Veicoli Abbandonati


 Porsche 924

E’ opinione comune che il crescente degrado delle risorse ambientali, causato dalla permanente crescita delle produzioni e dei consumi, può minacciare le condizioni essenziali per uno sviluppo sostenibile; la promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell'ambiente e l'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali è l’obiettivo primario degli enti statali competenti per territorio, stabilito dal Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale", che ha come principio basilare la garanzia di un elevato livello di protezione dell'ambiente.
Lo sviluppo sostenibile si esprime inoltre nel rispetto di un sistema di regole condiviso che orienta l’individuo verso comportamenti critici e razionali su molti aspetti del quotidiano, ma necessita prima di tutto di una presa di coscienza del cittadino, il quale deve orientare il proprio vivere quotidiano verso comportamenti sostenibili nel tempo e fortemente orientati al rispetto delle regole.
I veicoli ed i mezzi di trasporto sono direttamente coinvolti in questa domanda di sviluppo ambientale sostenibile, perché offrono benefici economici a utenti e imprese, ma comportano spesso costi latenti da inquinamento, ricadenti sulla collettività e sulle generazioni future.
Purtroppo, sempre più mezzi di trasporto sono abbandonati sulla pubblica via dai legittimi proprietari, producendo disagi e danni permanenti per la vita di una città, ma la particolare natura dei mezzi di trasporto rispetto ad altri oggetti considerati rifiuti, impone all’operatore di Polizia Locale l’effettiva dimostrazione oggettiva della volontà del proprietario di disfarsi del bene in questione.
I codici CER (Catalogo europeo dei rifiuti) in vigore dall’1.1.2002, stabiliscono che un veicolo a fine vita è composto di rifiuti pericolosi e non (CER 16 01).
I rifiuti pericolosi sono rispettivamente:
• Oli per circuiti idraulici, per motori, ingranaggi e lubrificazioni;
• Liquidi per freni;
• Acque oleose prodotte dalla separazione olio/acqua;
• Filtri dell’olio;
• Liquidi antigelo contenenti sostanze pericolose;
• Pneumatici fuori uso;
• Componenti contenenti mercurio;
• Componenti contenenti PCB (policlorobifenili);
• Componenti esplosive (es. Air Bag);
• Pastiglie per freni;
• Batterie al piombo;
• Altri componenti pericolosi.
Per la maggior parte dei rifiuti pericolosi sopraelencati è stato provato scientificamente il processo fisiologico cancerogenetico.
I rifiuti non pericolosi si suddividono in:
• Catalizzatori esausti contenenti oro, argento, palladio, iridio, platino;
• Serbatoi per gas liquidi;
• Metalli ferrosi;
• Metalli non ferrosi;
• Plastica;
• Vetro.
Se al termine del ciclo vitale del veicolo, la maggior parte dei materiali di cui é composta, in particolare acciaio e alluminio, sono riciclati e utilizzati per la creazione di nuovi materiali di produzione (come stabilito dalla normativa vigente), l’Impatto Ambientale del veicolo si riduce drasticamente; al contrario il veicolo abbandonato trasformato in rifiuto causa gravi alterazioni ecologiche gravanti sulla collettività.
Lo smaltimento dei pneumatici, degli oli e delle batterie, comporta il loro recupero, riciclo o rigenerazione che si presenta estremamente difficile ed oneroso economicamente, ma che, grazie a questi processi benefici, consente inoltre di calcolare l’Impatto Ambientale, utilizzando come base la differenza tra l’utilizzo in produzione di materie prime nuove e l’utilizzo di materiali riciclati; infine, stimando e sommando i costi latenti presunti, dati dall’inquinamento ambientale (in particolare i costi sanitari), si evidenzia la improcrastinabile necessità di recuperare e rendere ecologicamente non dannosi i mezzi di trasporto oggetto di abbandono.

Lino Mariani

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